Siddharta – Hermann Hesse
- marzo 5th, 2010
- By Èire
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« Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare un po’ diverso quando lo si esprime, un po’ falsato, un po’ sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d’accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d’un uomo suoni sempre un po’ sciocco alle orecchie degli altri »
“Siddharta” di Hermann Hesse non è un libro adatto a tutti. Non è adatto a coloro che credono di aver fatto tutto nella vita e nemmeno a quelli che pensano di essere mentalmente completi. E’ un libro per novizi, per noi giovani penso sia adattissimo. Perché dona consapevolezza e apre lentamente la porta ad una vita nuova. Il libro narra la vita di Siddharta, un giovane indiano figlio di un Bramino, che, assetato di sapere, lascia i propri privilegi per convivere con i Samana e apprendere le loro conoscenze. Nei capitoli seguenti, il ragazzo e l’amico Govinda si recheranno dal grande Buddha, uomo sapientissimo che acquista sempre più seguaci. L’amico Govinda, estasiato, si unirà a lui, perciò, Siddharta è costretto a proseguire il suo viaggio da solo. In città conosce Kamala che gli insegna l’arte dell’amore e altre persone che lo trasformano in una persona qualunque, che si fa vincere dalle debolezze umane. Dopo un lungo periodo di peccati e comportamenti sbagliati, Siddharta, soffocato dai rimorsi, pensa al suicidio come purificazione. Qualcosa però lo salva: incontra l’amico Govinda che gli da una nuova ragione di vita. Egli va ad abitare insieme al vecchio barcaiolo del fiume dove pensò di togliersi la vita ed impara da lui l’arte dell’ascoltare. Il periodo di tranquillità, però, non dura tanto poiché, improvvisamente, vede la sua amata Kamala nei pressi del fiume mentre chiede un trasporto con un bambino: Siddharta. La donna chiamò il figlio in questo modo proprio in onore del padre. La vita di Kamala, però, non durerà molto a lungo; infatti, morsa da un serpente, muore, lasciando il figlio nelle mani di Siddharta. Il bambino, però, ha un animo viziato e ribelle tanto da abbandonare il padre e andarsene in città. I sensi di colpa in Siddharta sono tantissimi, quanto la disperazione e la mancanza del figlioletto, che lo trattava così male ma a cui si sentiva estremamente legato. Difficilmente troverà la pace fino a quando, un giorno, il vecchio barcaiolo riesce ad illuminare Siddharta, tramandandogli il compito di trasportare le persone da una parte all’altra del fiume ma, soprattutto, di ascoltare l’acqua. Egli diventa saggio e felice e capisce che la via per la saggezza non è la ricerca ma piuttosto il risultato; è essere consapevoli di essere arrivati, di aver trovato. Il libro si chiude con un incontro tra Siddharta e Govinda, commuovente e affascinante, un dialogo interessante in cui Siddharta, un Buddha, esprime la propria filosofia che l’amico giudica alquanto strana ma estremamente brillante e veritiera.
Quella filosofia che sta alla base del Buddhismo ma che è, soprattutto, alla base della vita di ognuno di noi e che apre le strade della conoscenza. E’ impossibile leggere questo libro e restarne indifferenti.



