Novecento – Alessandro Baricco
- aprile 15th, 2010
- By Èire
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Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verita’, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita… Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n’è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormita’, solo a pensarla?
Pur essendo un monologo, leggere “Novecento” è come leggere una poesia. Può sembrare strano e quasi inquietante l’ossimoro di questa affermazione, ma credo che non ci sia nulla che riesca a descrivere meglio questo libro. Una poesia in prosa.
“Novecento” è la meravigliosa storia di Danny Boodmann T. D.Lemon Novecento, che da neonato viene abbandonato sulla nave su cui trascorrerà tutta la sua vita. Qui coltiverà la sua passione per il pianoforte, una passione travolgente e quasi inconscia, un’abilità infinita, che riesce ad emozionare e a togliere il fiato a tutti coloro che assistono. Proprio su questa nave, il Virginian, il narratore conosce Novecento e tra loro nasce un’inusuale ma profonda amicizia. La vita di Novecento trascorre tranquilla sulla nave, con una via vai di gente continuo che ascoltandolo rimane folgorata dalla sua musica, fino a portarla sempre nel cuore.
Un giorno, però, Novecento decide di scendere dall’ imbarcazione che gli aveva fatto da culla tutta la vita. Proprio mentre sale le scalette che l’avrebbero portato sulla terra ferma, rimane spaventato dall’ infinita vastità della città e decide di tornare sul Virginian. E vi rimane fino alla morte, lasciandosi esplodere insieme ad esso.
Una fine a dir poco toccante, che fa versare più lacrime che sorrisi. Nonostante l’ironia tipica di Novecento, tutto il romanzo è ricoperto da un velo di malinconia inspiegabile, di dolcezza e soavità tipico delle liriche romantiche. Lo stile di Baricco è estremamente coinvolgente e quando il pianista suona, ci si sente parte del pubblico e arrivando quasi ad immedesimarsi in lui stesso, che, però, non risulta mai completamente conosciuto e conoscibile. Ed è proprio questo il fascino di Novecento: il suo carattere segreto. Gli unici momenti in cui si apre veramente sono spiazzanti, le parole che escono dalla sua bocca sono un po’ impacciate ma ricche di significato. Senza leggere il libro si potrebbe anche pensare che il pianista sia un pazzo: si fa esplodere pur di non scendere dalla nave? In realtà è estremamente razionale, estremamente equilibrato e coerente, ma nello stesso tempo estremamente incomprensibile ad un essere umano che cerca ancora di decifrare il caotico e infinito mondo in cui viviamo.



