“Coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”

Così Dante definisce gli Ignavi nel III canto dell’Inferno della sua celeberrima “Commedia”. Mostra ancora di più il disprezzo che prova per loro accusandoli di non avere mai vissuto poichè sono sempre rimasti in disparte, indifferenti a tutto e senza scegliere da che parte stare. Oggi non si guarda più alla descrizione di queste persone con il disdegno con cui gli uomini dell’epoca  leggevano questi versi: siamo fin troppo abituati alla neutralità. Fin troppi fatti lo dimostrano, dai terribili delitti commessi dalla camorra all’odio sempre più diffuso verso gli immigrati. Tutto questo clima è causato dalla stessa viltade, citando Dante, che ha caratterizzato quella folla infinita di persone circondate da vespe e mosconi e con il viso rigato di sangue e lacrime. La viltà, la paura di nuocere a sé stessi o di risultare troppo coraggiosi e ambiziosi davanti agli altri. La paura di non essere in grado di fare determinate cose, temere tanto le conseguenze da annullare i pochi ideali astratti preesistenti. Al giorno d’oggi, in realtà, anche il semplice fatto di avere utopie e sogni è un modo di scegliere e di togliersi dall’indifferenza generale.  Agire, però, sarebbe lo scopo di tutto, manifestare apertamente le proprie idee pur di essere accusati, come d’altronde accadde allo stesso Dante, esiliato perché accusato di baratteria. Quasi tutti i media hanno mille impedimenti e sono costretti a trasformarsi in ignavi, che alla fine, è un modo per sottomettersi al potere.

L’altro giorno, discutendo durante un Comitato scolastico anti discriminazioni, si è parlato dell’indifferenza, di questa zona “grigia”, in cui vivono e vivevano le persone che si sono rifiutate di agire. Ragionando, abbiamo tutti concordato con il dire che CHI NON SCEGLIE E NON FA SI METTE DALLA PARTE DEL POTERE , ma in modo ancora più vile perché non viene sbandierato davanti alla folla.

Ammettiamolo, quindi, la nostra è una società di ignavi, dove la gente si fa i fatti propri, dove si vota per colui che si presenta più forte e carismatico e dove i ricchi scelgono come Premier un uomo altrettanto agiato.