Archive for the ‘Intrattenimento’ Category

Bastogne di Enrico Brizzi.

 

Enrico Brizzi aveva attirato molti giovani con “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, un libro tanto carino da ispirare l’omonimo film (piuttosto scadente).  Con questo libro ne attirerà molti altri, sia per lo stile scorrevole, divertente e pungente, sia per la travagliata storia, che conclude con una scena talmente “dolcemente amara”da toccare il cuore.

“Bastogne” è la storia di quattro ragazzi, agli inizi degli anni ’80, eterni “sbandati” che commettono crimini di tutti i generi: spacciano, fanno rapine, violentano e si danno alla pazza gioia in tutti i modi. 4 criminali, 4 essere umani, Ermanno, Dietrich, Cousin Jerry e Raimund: così diversi, tanto da allontanarsi nei momenti di più grande difficoltà.                                   C’è chi se ne va in paesi lontani, chi diventa attore dalla pessima reputazione e chi non riesce a superare i traumi passati e che si fa sopraffare tanto dai ricordi, da impazzire.  Il finale, come è già stato detto, fa commuovere ed emozionare, mostrando la debolezza che sta dietro a tutti gli esseri umani e quella perenne voglia di dimenticare i fatti tragici, facendo finta che questi siano solo brutti sogni.  Sogni passati e finiti, perché è sempre possibile cambiare vita e mettere la parola fine a ciò che è stato.

Nulla è per sempre, neanche la morte…

Decidere di vivere eternamente scendendo perfino a compromessi con il diavolo implica una vita dannata. Il millenario dottor Parnassus, dopo numerose scommesse con uno spietato demonio in bombetta e abiti scuri di nome Mr. Nick (interpretato da Tom Waits), cade in un terribile amore per l’alcool e in un incessante desiderio di morire.

Scena di un dialogo tra Parnassus e il diavolo

Parnassus (Christopher Plummer), sua figlia Valentina (interpretata dalla top model Lily Cole), il giovane Anton (Andrew Garfield) e uno strambo nano di nome Percy (Verne Troyer) affrontano la furbizia del “signor” Nick attraverso spettacoli che, però, dopo tanti secoli non attirano più il pubblico; il numero consiste nel far entrare le persone in uno specchio magico e di far compiere loro una scelta: diavolo o Parnassus? Scelta facile o scelta difficile?
E’ grazie a George “l’appeso” (meglio noto come Tony), un misterioso tipo salvato dall’impiccagione dai protagonisti della vicenda, se lo spettacolo potrà ottenere un nuovo pubblico e numeroso denaro.

Scena di uno spettacolo di Parnassus

Parnassus – l’uomo che voleva ingannare il diavolo” è un film fantastico e avvincente, ricco di colpi di scena, in grado di mettere in primo piano la potenza dell’immaginazione umana e di far comprendere quanto sia vantaggioso in alcuni casi non abbandonarsi alle tentazioni del demonio.
Questo film, diretto da Terry Gilliam, vede l’ultima partecipazione di Heath Ledger, deceduto a soli 28 anni nel gennaio del 2008, nei panni di George/Tony. Questo, nell’immaginario mondo oltre lo specchio cambierà sempre volto, lasciando spazio agli affascinanti Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrel.

Percy aiuta Parnassus a leggere la mente di Tony

Pet Society

Non puoi avere un cane o un gatto in casa perchè i tuoi non vogliano animali?
Sei stanco del classico tamagotchi?
è ora di giocare a pet society! :-)


Dopo aver creato il tuo pet puoi avventurarti nel mondo di pet society.
Non potrai mai annoiarti, è ricco di giochi e mini-giochi che faranno scatenare te e il tuo pet.
Potrai correre, sfidare gli amici, andare al bar, e persino diventare un pet-archeologo e scavare, per cercare nuovi oggetti. Puoi persino far volare il tuo pet, o addirittura compare parrucche e cambiarle colore, potrai allestire una tua casa a tuo picimento, organizzare delle feste ed invitare i tuoi pet amici..
Puoi Adottare inoltre “petlings” dei piccoli animali da accudire e far crescere insieme al tuo pet ;-)
Allora? Sei Ancora Qui?
Play Pet Society: http://bit.ly/aPHusS

La fuga dei giocattoli

A chi non è mai capitato di affezionarsi così tanto a un giocattolo da non volersene mai separare? E’ proprio quello che è successo a Andy, ormai diciassettenne, quando ha deciso di mettere il suo cowboy Woody tra le cose da portare al college. Gli altri giocattoli, che si era rifiutato di gettare via ma che aveva deciso di spostare in soffitta, però, a causa di un malinteso, si sono ritrovati al bordo del marciapiede in un sacco della spazzatura.

Questo è il principio di una terza avventura , ideata dalla Disney in ben tre dimensioni, del tutto nuova per i protagonisti di Toy Story! Si tratta di “Toy Story 3 – La grande fuga“! Buzz, Jessie, Bullseye, Mrs. e Mr. Potato con i loro piccoli alieni, il maialino salvadanaio, il buffo dinosauro, il fedele e molleggiante Slinky e una Barbie “scartata” dalla sorellina di Andy si ritroveranno per la prima volta a Sunnydale, un asilo apparentemente ospitale.
Il loro sogno di avere sempre dei bambini con cui giocare si sarebbe avverato se non si fosse intromesso Lotso, un orsetto rosa ormai anziano e profumato di fragola, che non era mai riuscito ad accettare l’abbandono da parte della sua padroncina.

I nostri amati giocattoli ne passeranno di cotte e di crude e, una volta scoperto che Andy non aveva mai avuto intenzione di buttarli nella spazzatura, proveranno a fuggire, con l’aiuto del buon vecchio Woody e di tanti nuovi amici.
Ci troviamo forse di fronte alla più entusiasmante avventura in cui i nostri piccoli eroi si siano catapultati. Nel corso del film si può comprendere senz’altro la grande amicizia che lega i protagonisti della vicenda, i quali si considerano una vera e propria famiglia e non smettono mai di essere uniti e di “giocare” in squadra.

La chimera – Sebastiano Vassalli

 

 

C'era forse un senso, una ragione in tutto questo? E se non c'era, perché accadeva? Ecco, pensava: io sto qui, e non si perché sto qui; loro gridano, e non sanno perché gridano. Le sembrava di capire, finalmente!, qualcosa della vita: un'energia insensata, una mostruosa malattia che scuote il mondo e la sostanza stessa di cui sono fatte le cose, come il mal caduco scuoteva il povero Biagio quando lo coglieva per strada. Anche la tanto celebrata intelligenza dell'uomo non era altro che un vedere e non vedere, un raccontarsi vane storie più fragili d'un sogno: la giustizia, la legge, Dio, l'inferno…

 

 

 

Antonia viene abbandonata quando è una bambina piccolissima, brutta e nera, un mostriciattolo. Viene allevata nel convento di S. Michele a Novara e a dieci anni viene adottata dalla famiglia Nidasio.

Due coniugi senza figli, che la ameranno ed educheranno come se fosse una loro bambina.

Antonia cresce a Zardino e si trasforma nella ragazza più bella del paese, con quel qualcosa di speciale che piano piano farà cadere su di lei sospetti inquietanti.

Dopo che viene un pittore, affascinato dal suo neo, dipinge una Madonna con le sue sembianze, i sospetti si fanno certezze e la ragazza è cacciata dalla chiesa del paese e aumentano le accuse di eresia e stregoneria nei suoi confronti.

All’inizio solo maldicenze di comari che, poi, diventano la sua condanna a morte.

Il cappellano del paese la denuncia al Sant’Uffizio e inizia un lunghissimo processo nei suoi confronti.

Viene condannata alla pena capitale, ma prima torturata e imprigionata in celle in condizioni disumane.

Accusata di fare sabba con il Diavolo e di accoppiarsi con lui, viene bruciata viva a Zardino, nel luogo dove praticava questi presunti riti.

“La chimera” non è solo un romanzo storico, ben individuato nel tempo e nello spazio, con riferimenti  temporali molto precisi.

E’ il racconto di una vita che si incrocia con l’esistenza di tutti, da Biagio lo scemo al cappellano, dai risaroli a Bernardo; la descrizione della vita nel 600, della visione del mondo e della corruzione generale.

Un libro in cui si riflette sulla vanità della vita ma anche su Dio stesso, su una chiesa superstiziosa e ignorante, su cittadini “bravi” ma immersi in un clima estremamente superstizioso. 

Un libro bellissimo e avvincente, da gustarsi senza interruzioni.

 

Angeli di Desolazione – Jack Kerouac

  “Tutto andrà per il meglio, la desolazione è desolazione dappertutto e la desolazione è tutto ciò che abbiamo e la desolazione non è poi così male.”

 

Non è un libro che consiglio. Non perché non sia bello, anzi, è meraviglioso, profondo, divertente e scritto divinamente. Lo sconsiglio perché fa male.  Non per la poca facilità di lettura ma, perché mette il dito nella piaga sempre e comunque.

Qualunque sia l’argomento, la riflessione, coinvolge i nostri sensi di colpa, fa pensare, rende consapevoli ma nello stesso tempo disarma e ferisce.

Pensieri profondi a parte, che è difficile riassumere se non con la parola “Nulla” o “Vuoto”, è il libro che getta i “principi cardine” della Beat Generation ed è quasi l’ autobiografia di Kerouac.

Il romanzo inizia con Jack stesso sul Picco della Desolazione, Desolation Peak, su cui fa l’avvistatore d’incendi.

In questo luogo solitario, Kerouac descrive questo suo “soggiorno” , delle giornate passate tra le montagne di fronte al Monte Ozomeen e riflette su tutto quello che lo circonda, sul Vuoto e sul proprio IO (se poi esiste!).

Le altre parti del romanzo descrivono i vari viaggi per l’America, fino all’arrivo e al soggiorno in Messico. Raccontano degli incontri con gli amici di sempre, con graziose donne, con cui avrà quasi sempre flirt temporanei. Tutto questo suo spostarsi perenne, è collegato, evidenziato ed unito, in una cornice quasi decameroniana, da una grande consapevolezza ma nello stesso tempo insicurezza, spirituale e teologica: riflessioni che vanno dal Buddhismo al Cristianesimo fino a raggiungere sprazzi di ateismo.

Pensieri e parole poetiche e penetranti sono usati per esprimere tutto questo, ed esse, a volte, risultano quasi aggressive o ironiche.

D’altronde, questa sua perenne insicurezza, il suo modo di scrivere vario e la prosa spontanea, vengono rispecchiati nel suo carattere tormentato ma estremamente umano e adorabile.

Basta pensare alla sua durezza che traspare talvolta, la quale, si contrappone alle dolcissime parole rivolte alla madre, così differente da lui, ma estremamente amata ed elogiata.

 

Alcuni critici attribuiscono al linguaggio petrarchesco un certo monolinguismo che, personalmente, lo rende piuttosto prevedibile.

Al grande Dante, però, si attribuisce un plurilinguismo, perché ha la capacità, immensa, di usare toni drammatici, filosofici, epici e poetici.

Questa “qualità” riconosciuta a Dante, è riscontrabile anche in tutte le opere di Kerouac.

Due personaggi estremamente diversi e lontani nel tempo. Ma come non notare le somiglianze? Quel passare quasi impercettibile da un tono spigliato a divertente ad uno poetico o drammatico.

 

Caratteristiche notevoli e in particolare, rilevabili in “Angeli di Desolazione” che è troppo complicato da poter essere letto.   

Pappagalli verdi – Gino Strada

  Spero solo che si rafforzi la convinzione, in coloro che decideranno di leggere queste pagine, che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall'altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio. Pappagalli verdi non è solo un diario di guerra, crudele, schietto e tristemente realistico; è un’esperienza di vita che dovrebbe insegnare molto a tutti. Gino Strada parla dei casi che più l’hanno colpito nei suoi anni di esperienza come chirurgo di guerra, in paesi anche lontanissimi tra loro: dal Pakistan, si passa all’America Latina, fino agli stati più dilaniati dell’Africa. Ogni caso, da lui descritto, coinvolge, tocca e commuove. Ci si sente quasi parte del racconto, anche se privati della capacità di agire; perciò è impossibile leggere questo libro senza essere presi da un grande sconforto. Gino non si limita solo a raccontare queste vicende, che a volte sono tristi, a volte hanno un finale positivo, ma fa riflessioni sulla vita, sul proprio lavoro, sulla guerra. Per questo non è un libro solamente crudo, non ha come unico fine quello di “impressionare” il lettore, ma soprattutto quello di farlo riflettere. Farlo ragionare sulla spaventosità della guerra, ma anche sulla nostra responsabilità in qualità di italiani: noi abbiamo prodotto la maggioranza delle mine anti-uomo che hanno mutilato bambini, ragazzi e adulti, segnando il loro decollo nella società. Non saranno mai più in grado di trovare un lavoro, di combattere, di farsi una vita normale; diventeranno sempre più poveri, andranno a chiedere l’elemosina ad altri che non hanno abbastanza mezzi per farla. Può sembrare un fatto isolato o poco importante a noi occidentali: ma non ci tocca nemmeno il fatto che il 90% delle vittime delle guerre sono donne, bambini e civili? Proprio su questi fatti punta Emergency, di cui Gino Strada è tra i fondatori: sul curare tutti, indifferentemente dalle parti, dallo schieramento politico. Perché siamo tutti uomini: tutti siamo stati bambini, tutti hanno donne o mariti che aspettano a casa. Per questo è triste che si sia quasi creduto alle accuse fatte ai volontari di Emergency dalla polizia afgana: perché non esiste nulla di più pulito che il curare tutti indistintamente.

Esco a fare due passi

“Se semini un pensiero raccogli un’azione, se semini un’azione raccogli un’abitudine, se semini un’abitudine raccogli un carattere, se semini un carattere raccogli un destino.”

Esco a fare due passi:
è la storia di Nico: un ragazzo di ventotto anni, irrimediabilmente vittima della sindrome di Peter Pan. Lui , deejay radiofonico, è un giovane ventottenne avente un discreto successo con le donne, una vita spensierata e felice. In realtà, questa appartente spensieratezza, marturità ,che si comprande leggendo i capitoli del libro, è solo frutto di un illusione di Fabio Volo. Nico si rileva un ragazzino immaturo nonostante la sua età ormai adulta. Proprio come un bambino, del tutto immaturo e senza pudore, Nico ci accompagna in un fantastico viaggio attraverso l’immenso universo giovanile all’inizio del Terzo Millennio. Usando se stesso come bussola, Nico, ci parla di sesso, musica, canne ed amicizia, principali problematiche del “ragazzo adolescente dei nostri giorni”. Con questo libro Fabio Volo Riesce a mattere in esposizione la parte di noi più nascosta, che spesso non vogliamo tirar fuori .

Un libro vero e sincero. Divertente e che sicuramente rispecchierà chi lo legge per le molte frasi, azioni e pensieri in esso raccontati.

Novecento – Alessandro Baricco

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verita’, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita… Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n’è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormita’, solo a pensarla?

Pur essendo un monologo, leggere “Novecento” è come leggere una poesia. Può sembrare strano e quasi inquietante l’ossimoro di questa affermazione, ma credo che non ci sia nulla che riesca a descrivere meglio questo libro. Una poesia in prosa.

“Novecento” è la meravigliosa storia di Danny Boodmann T. D.Lemon Novecento, che da neonato viene abbandonato sulla nave su cui trascorrerà tutta la sua vita. Qui coltiverà la sua passione per il pianoforte, una passione travolgente e quasi inconscia, un’abilità infinita, che riesce ad emozionare e a togliere il fiato a tutti coloro che assistono. Proprio su questa nave, il Virginian, il narratore conosce Novecento e tra loro nasce un’inusuale ma profonda amicizia. La vita di Novecento trascorre tranquilla sulla nave, con una via vai di gente continuo che ascoltandolo rimane folgorata dalla sua musica, fino a portarla sempre nel cuore.

Un giorno, però, Novecento decide di scendere dall’ imbarcazione che gli aveva fatto da culla tutta la vita. Proprio mentre sale le scalette che l’avrebbero portato sulla terra ferma, rimane spaventato dall’ infinita vastità della città e decide di tornare sul Virginian. E vi rimane fino alla morte, lasciandosi esplodere insieme ad esso.  

Una fine a dir poco toccante, che fa versare più lacrime che sorrisi. Nonostante l’ironia tipica di Novecento, tutto il romanzo è ricoperto da un velo di malinconia inspiegabile, di dolcezza e soavità tipico delle liriche romantiche. Lo stile di Baricco è estremamente coinvolgente e quando il pianista suona, ci si sente parte del pubblico e arrivando quasi ad immedesimarsi in lui stesso, che, però, non risulta mai completamente conosciuto e conoscibile. Ed è proprio questo il fascino di Novecento: il suo carattere segreto. Gli unici momenti in cui si apre veramente sono spiazzanti, le parole che escono dalla sua bocca sono un po’ impacciate ma ricche di significato. Senza leggere il libro si potrebbe anche pensare che il pianista sia un pazzo: si fa esplodere pur di non scendere dalla nave? In realtà è estremamente razionale, estremamente equilibrato e coerente, ma nello stesso tempo estremamente incomprensibile ad un essere umano che cerca ancora di decifrare il caotico e infinito mondo in cui viviamo.

I “Bastardi senza gloria”

Aldo Raine: Quando avrai quel tuo posticino sull’isola di Nantucket, immagino che vorrai toglierti la tua elegante uniforme da SS.
Hans Landa: *annuisce*
Aldo Raine: E’ quello che pensavo… Ecco, questo non lo sopporto! E tu Utivich? Tu lo sopporti?
Soldato Utivich: Nemmeno un po’, signore!
Aldo Raine: Insomma, se facessimo a modo mio, porteresti questa uniforme per il resto della tua vita da succhiacazzi… Ma mi rendo conto che non è pratico e a un certo punto te la toglieresti; così ti darò una cosetta che non ti potrai togliere…
[...]
Aldo Raine: Sai che ti dico Utivich? Questo potrebbe essere il mio capolavoro!

Il Nazismo torna nelle nostre menti insieme alla genialità di Quentin Tarantino, il “sadico” regista di capolavori cinematografici come “Kill Bill” (Vol. 1 e 2), “Pulp Fiction” e tanti altri.
Bastardi senza gloria” è ambientato ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Al centro della scena naturalmente c’è un’accesa tensione tra Nazisti ed Ebrei. L’interesse per la violenza e per la crudeltà delle scene da parte del regista rendono il film più avvincente e coinvolgente: i sentimenti dei personaggi vengono così accentuati da un misto di ironia e drammaticità.
A capo dei “Bastardi” si trova un accattivante e affascinante Brad Pitt nei panni del tenente Aldo Raine, il quale ama prendere in giro, deridere e la maggior parte delle volte anche torturare coloro che fanno strage di innocenti, come appunto i soldati nazisti. Aldo Raine è un personaggio vivace, astuto, pungente e anche divertente, interpretato da un grande attore che, a mio parere, ha dato il meglio di sé.
Il fatto più eclatante del film è la missione omicida-suicida all’interno della sala cinematografica di Shosanna Dreyfus (Melanie Laurent), un’ebrea riuscita a fuggire dopo l’uccisione della sua intera famiglia da parte del colonnello Hans Landa, meglio conosciuto come “Cacciatore di Ebrei” e interpretato da un fantastico Christoph Waltz.
Ciò che succede nella sala cinematografica vede coinvolti la stessa Shosanna, il suo ragazzo di colore – e per questo discriminato dai Tedeschi – Marcel, i “Bastardi”, l’attrice Bridget Von Hammersmark impersonata da un’ammaliante Diane Kruger, centinaia di soldati tedeschi – tra cui l’eroe di guerra Frederick Zoller – e persino Adolf Hitler, il terribile Führer interpretato dall’attore tedesco Martin Wuttke.
Tra i “Bastardi”, oltre al tenente Aldo Raine, si fanno distinguere dagli altri il sergente Hugo Stiglitz (Til Schweiger) con il suo atteggiamento poco loquace ma molto adatto al suo ruolo nella vicenda e “L’Orso Ebreo” (Eli Roth) con la sua mazza da baseball, arma micidiale contro i soldati nazisti.
Le scene sono crude ma allo stesso tempo esilaranti; “Bastardi senza gloria” è un film in grado di lasciarti senza fiato, mentre assisti alle scene sia drammatiche e sia ironiche di vendetta contro il “mostro nazista”.

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