
Fin da piccoli quasi tutti siamo stati tormentati dal famoso mostro dell’armadio, che aspettava il momento giusto per uscire allo scoperto e azzannarci nel sonno. Tenevamo gli occhi spalancati nel buio della notte prima di riuscire ad addormentarci. L’oscurità stessa ci faceva paura, il fatto di non vedere la stanza ci rendeva insicuri e accresceva l’ansia. A quel punto chiamavamo a gran voce: <<Mamma! Papà! Non riesco a dormire!>>. Gli adulti, visti come eroi senza macchia e senza paura dai nostri occhi innocenti!
Con l’adolescenza questi timori spariscono, ma ci rendiamo conto che la paura è un sentimento che non ci abbandonerà mai. Persino gli anziani provano timore, a volte terrore! Fino al momento della morte ognuno di noi avrà paura di qualcosa.
Le paure possono essere di vario genere, minori o maggiori; spesso si tende a mascherarle ridendoci su, altre volte ci possono venire attacchi di panico o ci si formano grandi nodi allo stomaco.
Ma cos’è davvero la paura? E’ in grado di farci crescere? Le paure più frequenti tra noi giovani sono legate alla timidezza e all’insicurezza: la paura di non piacere, di ottenere troppi insuccessi, di restare soli di fronte ai problemi… Esistono anche paure come il “panico da interrogazione”, il non dormire la notte dopo aver visto un film dell’orrore, il timore di essere colti sul fatto mentre si “trasgredisce”.
La paura, nonostante sia presente nel cuore di tutti noi, non è un’emozione di cui andiamo sempre fieri; anzi, spesso nasce in noi una sorta di “paura di avere paura” o di mostrarla agli altri. Un esempio frequente tra gli adolescenti può essere quello della visione di un film horror in compagnia di amici. Durante le scene più crude e insostenibili accade frequentemente che ci si vergogni di mostrare i propri sentimenti di ansia e terrore e si finga invece di divertirsi, plasmando una risata finta e nervosa.
Dalla lettura di “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti è emersa una situazione particolare, folle e insostenibile per un ragazzino come il protagonista. Questo, dopo aver affrontato penitenze, sfide e prove di coraggio pericolose proposte dai suoi amici, si ritrova a dover salvare un bambino rapito dai suoi stessi genitori. E’ proprio il suo silenzio, il suo tenersi dentro i timori, il suo non parlare dell’accaduto con nessuno che porta a quel finale tragico.
Restando in tema “libri”, nei gialli si possono individuare molti momenti di tensione. Porto come esempio “Una storia semplice” di Leonardo Sciascia, libro che ho letto di recente, in cui vediamo un adulto terrorizzato di fronte all’atteggiamento sospetto del suo collega: il brigadiere, nonostante la sua età ormai avanzata, scoppia in un pianto nervoso.
Ci sono paure che escono fuori in situazioni particolari, come la fobia dei ragni o di restare in luoghi chiusi per troppo tempo, l’inquietudine alla vista di oggetti o personaggi come le bambile di pezza e di porcellana o i clown. Ci sono invece paure che perseguitano continuamente come il semplice timore di non essere capiti o accettati fino al terrore della morte.
Affrontare le proprie paure e riuscire a sconfiggerle è un grende passo avanti per ogni uomo. E’ un tipo di crescita psicologica che può avvenire in qualsiasi momento, a quattro anni come a novanta. E’ una sfida che facciamo a noi stessi, che possiamo vincere o perdere, l’importante è non arrendersi.
Sconfitta la paura del buio e di eventuali mostri notturni, si subisce un processo di crescita, si “diventa grandi”, o meglio inizialmente lo si crede. Si pensa che da grandi si diventi in grado di affrontare tutti i problemi della vita con serenità e tranquillità. Poi però, raggiunto quel traguardo, ci si stente ancora minuscoli di fronte ai timori che si trovano davanti nel corso della vita quotidiana. Si capisce che il vero coraggioso non è chi non ha paure, ma chi riesce a sconfiggerle, affrontarle e crescere ancora, anche se probabilmente alcune paure si porteranno avanti per sempre, fino all’ultimo respiro, perché non può esistere nessun uomo senza paura.