Scozia – un sogno ad occhi aperti.
- agosto 10th, 2010
- By Èire
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La Scozia: imponenti castelli, paesaggi mozzafiato e mostri inquietanti nei laghi. Questa è la “definizione” della Scozia per la maggioranza delle persone, l’idea che ci si fa di questo nobile verde paese. E non è del tutto sbagliato. Ci sono tanti di quei castelli e fortezze che nemmeno il miglior scozzese del mondo riesce a ricordare tutti quanti i nomi. All’esterno sono piuttosto semplici, di pietra, con enormi giardini perfettamente curati.
L’unico che si distingue è il Blair Castle che ha uno stile molto particolare ed è così bianco e lucente da sembrare una perla immersa nel verde. L’interno di questi palazzi e castelli è un vero e proprio museo di ricchezze, ori, decorazioni in avorio e orribili resti o teste di animali morti. Quest’ultime due sono forse le uniche pecche di quelle meravigliose fortezze (foto di Carlo e Camilla a parte). Riguardo i paesaggi mozzafiato niente da dire. Ci si ritrova impietriti alla vista di quelle immense distese di erba e si ha una gran voglia di urlare, per capire se davvero esisti, se ci sei … perché ci si sente nulli in quell’immensità. Per non parlare delle Highlands: brughiere di erica, fiumi, laghi e infinite collinette verdi. Con una nebbia, una foschia affascinante in lontananza che, man mano che ti avvicini mostra colori brillanti e paesaggi incontaminati.
I mostri non si sono presentati e Loch Ness si è rivelato abbastanza tranquillo. Appena entrati in questa zona, in uno stagno fatto apposta per lui, si trova una fedelissima (?!) riproduzione di Nessy mentre ringhia contro le mucche (che erano vere, nella collina sovrastante). Fa piuttosto sorridere notare come la gente sia interessata a fare foto a questo essere di plastica e entrare nel centro di esposizione con grande frenesia. Alla fine della “mostra” si apre un enorme negozio con tantissime cianfrusaglie di ogni tipo dedicate al dolce e timido (dato che non si fa mai vedere!) Nessy. La parte più bella, però, dell’escursione a Loch Ness è il giro in barca sul Lago. Un gentilissimo signore dalla folta barba bianca aiuta con uno charm tutto scozzese tutte noi donnine a salire e parla tutto il viaggio di quella meraviglia che è il Lago. Immenso, quasi infinito, pare. L’acqua scura lo diventa ancora di più quando comincia a presentarsi la pioggia. Una pioggia fitta e pungente, che rende l’acqua mossa e la barca traballante e instabile. Ma come si può chiudersi nella stiva in un momento così? Allora in due, le uniche sopravvissute pronte al suicidio, rimaniamo fuori, a contemplare uno dei paesaggi più belli che i miei occhi abbiano visto, colline, acqua, colline, acqua e castelli. Un insieme di cose che ti riempie il cuore e ti fa venire una voglia assurda di buttarti in acqua per la felicità, così magari il tuo corpo potrà rimanere lì, in quel luogo per sempre. Mangiato da Nessy? Che importa? Poi, però, anche sul Lago risplende il sole. E in quel momento tutto è più verde, luminoso e colorato. La foschia in lontananza, però, non se ne va, è una presenza fissa, incombente, inquietante ma nello stesso tempo rassicurante. Rassicurante perché eterna, come il lago, come il castello, come il dolce vecchietto dalla barba bianca e i modi gentili. Tutto si ferma in quei luoghi. Tutto è fuori dal tempo.
Poi si ritorna sempre nel Campus di Dundee. Là ricominciano le cose terrene e vane, ma altrettanto belle. Discoteca, chiacchiere infinite con le amiche. E poi quando si è sul letto, ci si addormenta con quella leggerezza atipica. Quando ti risvegli tutto è finito. E capisci, però, che quel sogno di due settimane è stato meraviglioso, che ancora lo vivrai e che in quelle terre da Alice nel paese delle meraviglie ritornerai. Perché sono infinite, seppur così lontane.













